Nuove disposizioni per la tutela della maternità/paternità

Nuove disposizioni per la tutela della maternità/paternità

La tutela della maternità/paternità, le nuove disposizioni:

 

  • Per il congedo di maternità in caso di parto prematuro

 

  • Sospensione del congedo obbligatorio di maternità per ricovero del bambino

 

  • Conservazione del diritto all’indennità di maternità in caso di licenziamento per colpa grave della lavoratrice dipendente

 

 

Il Decreto Legislativo n. 80/2015 entrato in vigore il 25 giugno 2015, ha introdotto particolari modifiche alle norme contenute nel Decreto Legislativo n. 151 del 26 marzo 2001 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità) inserendo misure che tutelano la maternità dei genitori naturali, adottivi o affidatari, sia lavoratori dipendenti che autonomi e a rendere più flessibile l’utilizzo del congedo parentale.

L’INPS, con la circolare n. 69 del 28 aprile 2016, fornisce indicazioni operative per l’applicazione delle novità previste in materia di congedo di maternità in caso di parto prematuro, sospensione del congedo in caso di ricovero del bambino e in presenza del licenziamento della madre per giusta causa.

 

a) Parto “fortemente prematuro”

L’articolo 2 del D.Lgs n. 80/2015 introduce modifiche all’articolo 16 del D.Lgs n. 151/2001 in materia di durata del congedo di maternità per il periodo successivo al parto.

 

Ai sensi dell’articolo 16, comma 1 del D.Lgs n. 151/2001 per congedo di maternità si intende l’astensione obbligatoria dal lavoro della lavoratrice per i seguenti periodi:

 

  • durante i due mesi precedenti la data presunta del parto (lettera a);
  • se il parto avviene dopo la data presunta, per il periodo tra tale data e la data effettiva del parto (lettera b);
  • durante i tre mesi dopo il parto (lettera c);
  • se il parto avviene prima della data presunta, durante gli ulteriori giorni non goduti prima del parto (lettera d).

 

Rispetto alla precedente formulazione della norma viene:

  • confermato che, in caso di parto avvenuto prima della data presunta, le giornate non fruite durante i due mesi precedenti la data presunta in ragione del parto avvenuto in data anticipata rispetto alla data presunta devono essere godute in coda al periodo di congedo di tre mesi dopo il parto;
  • previsto che la durata totale del congedo di maternità possa essere anche superiore a 5 mesi e 1 giorno.

 

Le nuove disposizioni normative risultano rilevanti nel caso in cui il parto prematuro avvenga prima dei previsti due mesi di astensione ante partum (c.d. parto “fortemente” prematuro) e di conseguenza i giorni non goduti prima della data presunta del parto risultano superiori a due mesi. In tal caso, secondo la versione precedente della norma, la durata del congedo sarebbe stata pari a tre mesi dopo il parto ai quali andava aggiunto il periodo non goduto prima del parto, nel limite di due mesi, per una durata totale di 5 mesi ed 1 giorno. L’INPS con la circolare n. 45/2000 si era già espressa in tal senso non ammettendo la possibilità di ricomprendere nel congedo di maternità i giorni precedenti i predetti due mesi. Con la nuova disposizione di legge in caso di parto avvenuto prima della data presunta del parto, le giornate non fruite prima della predetta data devono essere godute per intero in coda al periodo di congedo di tre mesi dopo il parto per una durata complessiva del congedo che può essere anche superiore a 5 mesi e 1 giorno.

 

L’INPS, con la Circolare n. 69/2015 fornisce alcuni esempi di calcolo che si possono consultare.

 

L’INPS ricorda che l’ulteriore periodo di congedo nei termini sopra evidenziati spettante alla lavoratrice madre nel caso di parto “fortemente” prematuro deve essere riconosciuto anche al padre qualora usufruisca del congedo di paternità in caso di morte, grave infermità, abbandono del figlio da parte della madre o affidamento esclusivo al padre.

Domanda all’INPS

Per fruire del congedo di maternità/paternità la lavoratrice/lavoratore deve presentare domanda esclusivamente per via telematica.

L’ INPS precisa che dalla data di pubblicazione della circolare in oggetto (28 aprile 2016), in attesa dell’adeguamento delle procedure telematiche, le domande di maternità/paternità relative a parti fortemente prematuri (pertanto parti avvenuti prima dei previsti due mesi di astensione ante partum) devono essere presentate in modalità cartacea ed in particolare:

  • alla sede INPS competente, oppure inoltrate alla sede stessa tramite raccomandata A/R;
  • utilizzando il Modello SR01 reperibile sul sito www.inps.it, sezione “modulistica”;
  • unitamente al certificato medico di gravidanza (contenente la data presunta del parto).

 

Tali modalità devono essere utilizzate anche dalle lavoratrici alle quali l’INPS corrisponde direttamente l’indennità di maternità (lavoratrici iscritte alla gestione separata, operaie agricole, lavoratrici dello spettacolo saltuarie o con contratto a termine o a prestazione, lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari, lavoratrici disoccupate e sospese dal lavoro che non usufruiscono del trattamento di cassa integrazione guadagni).

 

In caso di richiesta di ricalcolo dell’indennità nei casi sopra evidenziati, l’INPS chiarisce che la lavoratrice è tenuta a presentare specifica istanza alla Sede INPS competente, tramite:

  • PEC (non va utilizzata la posta elettronica ordinaria) o
  • in modalità cartacea equivalente (raccomandata A/R).

In entrambi i casi deve essere richiamato il numero di protocollo della domanda di maternità inviata on line.

 

Ai fini del diritto e della misura della futura pensione la contribuzione figurativa spettante deve essere calcolata secondo i criteri previsti dall’art. 40 della Legge n. 183/2010, pertanto, sulla base di un valore retributivo pari all’importo della normale retribuzione (elementi ricorrenti e continuativi) persa nel periodo di congedo.

 

b) Rinvio o sospensione del congedo di maternità/paternità in presenza di un ricovero

 L’articolo 2 del D.Lgs n. 80/2015 introduce nel D.Lgs n. 151/2001 il nuovo articolo 16 – bis recante “Rinvio e sospensione del congedo di maternità” il quale prevede che in caso di ricovero del neonato in una struttura ospedaliera pubblica o privata, a richiesta della madre lavoratrice, è possibile fruire del congedo di maternità post-partum dalla data di ingresso del neonato nella famiglia (data dimissioni), si precisa che:

  • il diritto può essere esercitato una sola volta per ogni figlio;
  • l’esercizio del diritto è subordinato alla produzione di certificazione medica che attesti la compatibilità dello stato di salute della donna con la ripresa dell’attività lavorativa.

 

La fruizione posticipata del congedo di maternità in caso di ricovero in una struttura sanitaria è estesa anche alle ipotesi di adozione e affidamento.

La sospensione del congedo è esercitabile anche in caso di congedo di paternità dal padre lavoratore dipendente o iscritto alla gestione separata (questi ultimi nei soli casi di parto).

L’INPS si adegua alla pronuncia della Corte Costituzionale con Sentenza n. 116 del 4 aprile 2011, che aveva dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 16, lettera c), del D.Lgs n. 151/2001, nella parte in cui non consentiva, nell’ipotesi di parto prematuro con ricovero del neonato in una struttura sanitaria pubblica o privata, che la madre lavoratrice potesse usufruire, a sua richiesta e compatibilmente con le sue condizioni di salute attestate da documentazione medica, del congedo obbligatorio che le spetta, o di parte di esso, a partire dalla data d’ingresso del bambino nella casa familiare.

L’INPS, con la circolare n. 69/2016 sottolinea che rispetto a quanto previsto dalla Sentenza della Corte Costituzionale la facoltà di sospendere il congedo in caso di ricovero del bambino può essere esercitata a prescindere dalla motivazione del ricovero del neonato. In altre parole il ricovero non deve essere più direttamente collegato all’ipotesi di parto prematuro.

Come già evidenziato, la lavoratrice può optare per la sospensione del congedo post-partum, una sola volta per ogni figlio, rinviando la fruizione di tutto o di parte del congedo obbligatorio a partire dalla data delle dimissioni del bambino, oppure antecedente comunicata dalla lavoratrice.

 

L’ INPS fornisce i seguenti chiarimenti:

  • per data di sospensione del congedo si intende la data a partire dalla quale la lavoratrice riprende l’attività lavorativa. In coincidenza di tale data deve essere soddisfatta la condizione di ricovero del neonato tuttavia la predetta data può anche non coincidere con l’inizio del ricovero. Il congedo di maternità già fruito è quindi conteggiato ed indennizzato fino al giorno prima la data di sospensione;
  • la data di dimissioni costituisce il limite temporale oltre il quale non è possibile rinviare la fruizione del congedo. Nel caso in cui la ripresa del congedo avvenga oltre tale data, il congedo residuo deve essere conteggiato dalla data di dimissioni con indennizzo dei soli giorni di effettiva astensione dal lavoro.

 

È esclusa la possibilità di chiedere una seconda sospensione del congedo per lo stesso figlio,

Adempimenti della lavoratrice

Per poter differire il congedo la lavoratrice deve nei confronti del datore di lavoro comprovare l’avvenuto ricovero del neonato nella struttura ospedaliera pubblica privata; prima di riprendere l’attività lavorativa nel periodo di “ipotetica astensione”, produrre la certificazione medica attestante la compatibilità delle proprie condizioni di salute con la ripresa del lavoro.

Si ritiene che la predetta certificazione debba essere rilasciata dal medico specialista del SSN (o con esso convenzionato) e dal medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro, ove previsto.

 

Adozione ed affidamento

La fruizione posticipata del congedo di maternità in caso di ricovero in una struttura sanitaria è estesa anche alle ipotesi di adozione ed affidamento preadottivo ovvero affidamento non preadottivo.

 

c) Conservazione del diritto all’indennità di maternità in caso di licenziamento per colpa grave della lavoratrice dipendente

Viene esteso il pagamento diretto da parte dell’INPS dell’indennità per congedo di maternità anche nel caso di risoluzione del rapporto per colpa grave della lavoratrice, costituente giusta causa.

 

In base alla nuova riscrittura dell’articolo 24 del D.Lgs n. 151/2001, l’indennità di maternità è corrisposta anche qualora, durante i periodi di congedo di maternità previsti, si verifichino i seguenti casi:

  • risoluzione del rapporto per colpa grave della lavoratrice, costituente giusta causa;
  • risoluzione del rapporto di lavoro per cessazione dell’attività dell’azienda cui la lavoratrice è addetta;
  • ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice è stata assunta;
  • risoluzione del rapporto di lavoro per la scadenza del termine.

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